LE WUNDERKAMMERN

UN COMMENTO CRITICO SUL LAVORO DI LORELLA MASSAROTTO


L’esposizione, in programma dal 1 al 20 settembre 2020 presso Atb Associazione culturale e galleria d’arte, racconta le “stanze delle meraviglie” nate in epoca tardo rinascimentale, le cui origini si possono rintracciare in alcuni musei privati italiani, dove si raccoglieva “il mondo che stava intorno”. L’esperienza della camera delle meraviglie è quella di un approccio multi-disciplinare che attraversa diverse tecniche artistiche della contemporaneità per arrivare all’illustrazione e all’editoria volta a stimolare il visitatore a rintracciare nelle forme, nei colori e nei temi trattati un rimando, una corrispondenza con le stanze ricolme di oggetti bizzarri e preziosi che collezionisti (o ricercatori di tesori), scienziati, regnanti italiani e principi austriaci, bavaresi, boemi erano soliti includere nelle loro dimore durante il XVIII e XIX secolo. Un volo con la fantasia attraverso “spazi siderali” all’interno di un “Circo Barnum”, una compenetrazione di stili che periodicamente nella creatività artistica si ripropone con forza per riappropriarsi di quell’idea di stupore e meraviglia che la ragione spesso rimuove.

Oggetti che destavano meraviglia erano contenuti nelle camere segrete celate alla vista dei più.

I collezionisti pagavano cifre esorbitanti per impossessarsi di aggeggi straordinari provenienti dal mondo naturale o artefatti e, una volta ottenuti, li custodivano gelosamente ammettendo solo pochi intimi nel Sancta Sanctorum.

Wunderkammern: naturalia, artificialia, mirabilia – reperti particolari per la loro originalità, unicità; eccezionali per forma o dimensione – venivano disposti a caso nella “stanza delle meraviglie” rivestita di scansie di legno cui trovavano posto barattoli di vetro, piante rare disidratate, rami, zanne, pietre preziose, frutti esotici, animali essiccati, ossa e centinaia di altre corbellerie oltre a libri, stampe rare, quadri, sculture. È forse per questo motivo che, fino all’uscita del libro “Wunderkammer – Arte e scienza” di Adalgisa Lugli nel 1983, ripubblicato nel 2006 a 10 anni dalla scomparsa dell’autrice da Martina Mazzotta con il titolo “Naturalia et mirabilia. Il naturalismo enciclopedico nelle Wunderkammern d’Europa – Edizione illustrata”, l’esistenza delle camere delle meraviglie era nota solo ad una ristretta cerchia di studiosi. Oggi è un termine talmente comune da farne nascere una moda che comprende molte produzioni contemporanee che mettono in contatto il meraviglioso, lo strabiliante con la creatività.

Nel Quattrocento, Piero della Francesca dipingeva la Pala Montefeltro posta sull’altare maggiore della chiesa di San Bernardino a Urbino. Centrale e sospeso a mezz’aria, un uovo di struzzo! Ciò bastava per stupire e sbalordire i fedeli. Oggi “la meraviglia” è più concettuale, più complessa in un certo senso, talvolta anche estranea al mondo dell’arte. È in questo caso che l’artista si fa portavoce del sublime conferendo dignità e grandiosità ad oggetti ormai dimenticati o sottovalutati. È questo il concetto che anima il lavoro di Lorella Massarotto sulle “Wunderkammern”. Utilizza e trasforma manufatti legati concettualmente al senso di meraviglia ( gli scheletri di orologi privati dei meccanismi) che inducono curiosità verso nuove sperimentazioni e conoscenze (un viaggio verso l’esplorazione di nuovi mondi e spazi reali o immaginati), ma che, tutto sommato, non possiamo considerare estranee al mondo dell’arte, perché di questo stesso mondo partecipano, diventandone protagoniste in un allestimento decisamente scenografico. Lasciamoci quindi trasportare dalle suggestioni de “Al Circo Barnum” che ripercorre i fasti e la meraviglia suscitata in grandi e piccini allorquando, in grandi piazze sterrate, artisti e saltimbanchi allestivano il tendone sotto il quale si esibivano in acrobazie e giocolerie; dove nani, giganti e donne barbute comparivano alle spalle del “cavadenti” il cui operato era tanto misterioso e interessante quanto terrificante e spaventoso. L’opera si compone di uno scheletro di orologio ottocentesco dipinto a tempera sia sul fondale che sulle parti esterne mobili. Piccoli elementi lignei dipinti rappresentano il pubblico in sala che assiste ad uno spettacolo messo in scena da acrobati su ruote dentate d’orologio, parte di una precedente opera di Lorella Massarotto. “Quelli del Circo Barnum erano anni in cui la diversità era trattata come fenomeno da baraccone purtroppo, ma forse proprio grazie alla notorietà di di cui godevano, la diversità ha potuto affrancarsi da reclusioni e nascondimenti”. Perdiamoci nella stanza tridimensionale di “Omaggio a Magritte” che raccoglie citazioni di opere molto note del grande pittore belga maestro del surrealismo. Come in tutte le sue creazioni, Lorella Massarotto inserisce anche in questa Wunderkammer, parti del suo vissuto: il treno che spunta dal fondale fu costruito da suo padre, giocattolaio sopraffino, “uomo di grande inventiva e genialità”. Orologio da taschino, ombrello e nuvole fanno parte dell’immaginario di Magritte e non potevano certamente mancare in un’opera creata in ossequio.

Personale interpretazione dell’artista è poi “Nudo Ornamentale” che parte da una precedente opera dell’artista del 1996 (dal titolo Percorso Obbligato) inserita su di un cartoncino telato dipinto ad olio con piccoli elementi di legno da intarsio. Completano l’opera un piccolo vaso in terracotta e un omino da pittore in legno di pino.

Una stanza dove potersi proiettare con la fantasia, grazie a forme e colori studiati, in un mondo onirico senza l’ausilio della realtà aumentata o moderne corbellerie elettroniche è l’opera “Discorrendo con Vassily”. " La scatola, il quadro profondo, pieno di elementi riuniti, ripropone la dialettica del microcosmo-macrocosmo. Fa rientrare l'infinitamente grande nell'infinitamente piccolo... come disse Mallarmè : Tutto il mondo esiste per far capo ad un dipinto" . A.Lugli

Queste sono alcune delle opere, dei piccoli mondi creati da Lorella Massarotto. La sua ricerca puntuale e approfondita delle Wunderkammern ha reso possibile la creazione di una contemporanea camera delle meraviglie. Certo non è poco!

Lorella Massarotto

Nata nel 1960, si avvicina all’arte prestissimo: “fin da piccola mi immaginavo intenta a realizzare opere, piccoli manufatti… forse reminiscenze del passato, forse vite vissute precedentemente… Chissà!”. Si definisce molto semplicemente Lorella Massarotto parlando delle figure animali di quando aveva dieci anni fino ad approdare all’illustrazione e alla pittura vera e propria. Una qualità naif quella della sua pittura che però strizza l’occhio al surrealismo di Breton e Élouard , del quale rimane in perenne fascinazione. Un amore appassionato per le opere di Max Ernst che le indicano la via da seguire nella sua ricerca artistica: dal frottage al collage alle pitture fino ad arrivare al riuso dei materiali. Con il tempo, la qualità dark e un poco macabra spudoratamente esibita delle sue opere si è affievolita: “le ombre si sono un poco diradate e sono nati, negli anni Ottanta i miei primi murales e i primi esperimenti materici con il recupero del legno e del ferro”. Di questi anni l’opera “Morte di uno scarafaggio” che forse ha segnato il cambio di passo nella ricerca di questa poliedrica artista, insieme all’intenso studio delle opere impressioniste, degli artisti dell’Ukiyo-e, del restauro di opere classiche.

Il restauro mi ha concesso la grande fortuna di approcciarmi alle opere d’arte classiche da una angolazione privilegiata, ho avuto la possibilità di lavorare in antichi manieri e in ville d’epoca dove mi sembrava di far parte io stessa di queste camere delle meraviglie che andavo a ravvivare. Il ricordo poi della genialità di mio padre che creava giocattoli fantastici da un semplice pezzo di legno e le letture di Adalgisa Lugli, mi hanno portato ad immaginare opere forse un po’ visionarie come le “Wunderkammern” dentro le quali ho potuto inserire tutte le mie passioni e le mie conoscenze, tutti gli incontri, tutte le esperienze, tutte le storie in un insieme organico”.

Nasce così l’ultimo progetto di ricerca artistica di Lorella Massarotto, un racconto tridimensionale, un libro fantastico e immaginifico che prescinde dall’oggetto libro, una serie di racconti mai banali, mai noiosi, mai triviali anche perché, come dice Massarotto: “la pittura fine a se stessa mi annoia e rimanere imprigionati in uno stile per potersi riconoscere è limitante e monotono. Per essere veri, occorre essere se stessi. Sempre!”

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